La manutenzione come infrastruttura strategica nei nuovi scenari nazionali e internazionali

Nel contesto globale attuale, segnato da instabilità geopolitica, transizione energetica, trasformazione digitale e crescente pressione regolatoria, la resilienza non può più essere interpretata come semplice capacità di reazione agli eventi avversi. È diventata una competenza sistemica, una scelta progettuale e, nel settore della manutenzione, una leva strategica di competitività.

A livello internazionale, le Organizzazioni più evolute stanno superando definitivamente il paradigma della manutenzione come funzione tecnica secondaria. La manutenzione è oggi parte integrante della governance aziendale, elemento chiave dei sistemi di Business Continuity e del Risk Management, componente strutturale dei modelli ESG (Envirnomental, Social, Governance) e della sostenibilità operativa.

L’integrazione tra sensoristica IoT, digital twin, analisi predittiva e sistemi informativi evoluti consente di intercettare segnali deboli, prevenire criticità e garantire continuità operativa in contesti altamente volatili. Non si interviene più “a guasto”, ma si progetta l’affidabilità. È questo il passaggio dalla resilienza reattiva alla resilienza anticipatoria.

In questo scenario, il quadro normativo UNI offre un riferimento solido e strategico per strutturare modelli manutentivi coerenti e misurabili, grazie alle seguenti norme:

La UNI EN 13306 definisce la terminologia di manutenzione, attraverso la creazione di un linguaggio condiviso e fondamentale per l’interoperabilità tra Organizzazioni, fornitori e stakeholder. Infatti, la chiarezza terminologica è il primo presidio della resilienza: senza un vocabolario comune non può esistere una governance efficace.

La UNI 10147 riporta termini e definizioni aggiuntive rispetto alla UNI EN 13306, mentre la UNI 10366 specifica, in modo dettagliato, i criteri di progettazione della manutenzione. Entrambi i documenti forniscono indirizzi sulla gestione della manutenzione, rafforzando sia l’approccio sistemico, che integrato. Non si tratta solo di pianificare interventi tecnici, ma di costruire processi coerenti con la strategia aziendale.

La UNI EN 15341, con i suoi indicatori di performance (KPI), introduce una dimensione fondamentale: la misurabilità. La resilienza non può essere un concetto astratto; deve essere tradotta in metriche di disponibilità, affidabilità, manutenibilità e costi del ciclo di vita.

Parallelamente, la UNI EN 17007 definisce il processo di manutenzione come flusso strutturato e integrato nei sistemi organizzativi. Qui emerge con chiarezza il passaggio culturale: la manutenzione non è solo esecuzione tecnica, ma processo gestionale che dialoga con qualità, sicurezza, compliance e sostenibilità.

Nel contesto nazionale, ci troviamo davanti a una sfida decisiva. Da un lato, persistono frammentazione del mercato e disomogeneità nelle competenze digitali; dall’altro, cresce la consapevolezza che la manutenzione sia un fattore abilitante per la competitività industriale, la sicurezza delle infrastrutture e la resilienza delle filiere.

Le Organizzazioni “pioniere” sono, infatti, quelle che hanno compreso che la manutenzione rappresenta il vero “scheletro resiliente” dell’impresa: sostiene la struttura nei momenti di stress e garantisce flessibilità nei momenti di trasformazione.

Sono realtà che integrano manutenzione e Sistemi di Gestione certificati, adottano KPI strutturati, investono in formazione continua e collegano la manutenzione alla strategia ESG e alla continuità operativa.

La resilienza, infatti, non si improvvisa. Si progetta. E si progetta attraverso regole, processi e competenze.

È qui che il tema delle qualifiche professionali assume una centralità decisiva. La norma UNI EN 15628 definisce i requisiti di competenza per le figure professionali della manutenzione: Responsabile della manutenzione, Supervisore e Tecnico manutentore, delineando un quadro strutturato di conoscenze, abilità e responsabilità.

In un ecosistema complesso, la qualità delle infrastrutture tecniche dipende dalla qualità delle persone che le presidiano. La certificazione delle competenze secondo la UNI EN 15628 non è solo un adempimento formale: è un investimento strategico in affidabilità organizzativa.

Essere pionieri della resilienza significa coniugare innovazione tecnologica, solidità normativa e qualificazione professionale. Significa trasformare la manutenzione da centro di costo a centro di valore, da funzione operativa a leva di governance.

Il futuro del settore non appartiene a chi reagisce meglio alle crisi, ma a chi le anticipa progettando sistemi robusti, adattivi e competenti. Ed è su questo terreno che si gioca la competitività del sistema manutentivo nazionale nel contesto internazionale.

Si tratta di valori costituenti del CNIM – Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione – da sempre impegnato nella promozione delle migliori pratiche, con la profonda convinzione che una manutenzione sicura non sia solo una scelta responsabile, ma un autentico motore di valore per le persone, per le Organizzazioni e per l’intera società.

Perché, usando le parole del nostro Presidente, la manutenzione è questione di civiltà.



Di Fabio La Porta – Segretario Generale CNIM,

Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione.

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