Sisma nel Centro Italia: cinque anni dopo, “ancora molto” da ricostruire

Terremoto Amatrice

A distanza di cinque anni dal devastante terremoto di magnitudo 6,0 che ha sconvolto il Centro Italia nella notte tra il 23 e il 24 agosto 2016, “c’è ancora molto da fare”. Con questi termini Giovanni Legnini, Commissario Straordinario per la ricostruzione del sisma, ha definito i risultati del terzo rapporto sulla ricostruzione di Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli, le località più colpite.

Ieri, durante una conferenza stampa, il Commissario ha ricordato i dati del disastro e ha fatto il punto sui lavori svolti e su quelli ancora da intraprendere. “Il numero delle domande di ricostruzione – ha detto – è arrivato a 20.700 circa, con un incremento del 60% nell’ultimo anno.” Poi ha proseguito: “Ad oggi abbiamo più di 5.500 cantieri aperti in tutto il cratere: 5mila gli interventi già conclusi con 12mila unità abitative restituite ai cittadini, 13mila in corso di ricostruzione e 52mila oggetto di quelle 20.700 domande a cui mi riferivo all’inizio.”

L’edilizia pubblica procede molto più a rilento rispetto alle iniziative individuali. Tuttavia, ha aggiunto Legnini, in ambito pubblico “le 25 ordinanze emanate in deroga nelle ultime settimane consentiranno un’accelerazione. Queste norme permettono infatti ai Comuni maggiormente colpiti dal terremoto di usufruire di procedure semplificate e più veloci e di ricevere supporto a livello tecnico e amministrativo, in modo da far decollare la ricostruzione dei centri storici distrutti.”

Intanto nella zona rossa di Amatrice è arrivata la prima gru, segno tangibile di una speranza che non ha mai abbandonato gli abitanti, molti dei quali rimasti nel territorio anche dopo la catastrofe. Legnini ha spiegato: “I centri storici saranno ricostruiti dove erano, ma non esattamente come erano. È necessario garantire ai cittadini edifici moderni e sicuri, anche in termini di sicurezza ed efficienza energetica. Ferma restando la necessità di rispettare l’ambiente, il paesaggio, nonché le caratteristiche storiche e architettoniche degli edifici.”

“In alcune situazioni specifiche non si potrà costruire” ha aggiunto il Commissario, evidenziando anche la collaborazione con altri centri di ricerca con i quali “stiamo conducendo alcuni studi, per analizzare il rischio frane e dissesto idrogeologico nei territori. Questi studi ci diranno se la ricostruzione è possibile e a quali condizioni.”

Le cerimonie di commemorazione delle 299 vittime e dei 388 feriti sono proseguite oggi con la messa solenne officiata da Mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti. Il prelato ha voluto lanciare un messaggio: “Ora che la ricostruzione è partita, però, ci si accorge che non basta ri-costruire. Occorre, ancor prima, ‘costruire’ un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Non limitarsi, cioè, a riprodurre le forme del passato, ma lasciarsi provocare dalla natura, che è creativa e aperta al futuro.”

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