Erosione costiera in Calabria

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Esempio degli effetti delle opere sbagliate generate in corrispondenza dell’alluvione del 31 ottobre 2015 a Marina di Caulonia (RC)

Gli eventi alluvionali di questi giorni in Calabria ripetono un copione già visto. L’ignaro Uomo della strada interroga un Ricercatore esperto della materia: come mai è possibile oggi, 2015, non essere in condizione di mitigare i danni di questi eventi naturali?

Dal punto di vista scientifico le risposte ci sono, dice il Ricercatore, e sono molto chiare, considerato l’elevato livello di conoscenza raggiunto nel nostro paese, e riconosciuto  da tutta la comunità scientifica internazionale. Tuttavia,  per chi come me ha speso tutta la vita per studiare gli effetti di questi eventi naturali, ritiene inutile e, soprattutto, frustante continuare a spiegare queste cose. In ogni occasione, e non solo nelle sedi accademiche, abbiamo cercato di indurre a comportamenti virtuosi tutti quelli che hanno il compito istituzionale di trasferire sul piano operativo queste conoscenze. Nulla, salvo poi il “pianto” basato sulle scarse risorse, che certamente sono ridotte e insufficienti. Ma il nostro Uomo della strada ribatte: senza risorse come si può mitigare il rischio per persone o cose?

Attraverso la prevenzione, risponde il Ricercatore, ma anche spendendo bene le scarse risorse disponibili. Ed in ogni caso ciò non basta, ci vuole inoltre una corretta azione culturale. Le poche risorse disponibili sono state sperperate in opere sbagliate e dannose, nonostante in nostri avvertimenti e suggerimenti. Non si tratta più di “colpevole ignoranza” ma di “dolosa arroganza“.

Proprio qui in Calabria, a Caulonia, su iniziativa di un gruppo di giovani, che si erano riuniti nel “Comitato pro-spiaggia”, insieme ad un Collega della Facoltà di Ingegneria di Reggio Calabria, avevamo suggerito, attraverso una conferenza pubblica, quali azioni dovevano essere intraprese e come spendere le (poche) risorse messe a disposizione dalla Regione. Nulla. Sono state realizzate con dolosa arroganza le opere che avevamo esplicitamente definito dannose e inutili, senza che la Regione operasse il necessario controllo tecnico-amministrativo. E oggi tutti i cittadini pagano il conto, ma gli stessi cittadini non chiedono spiegazioni o giustificazioni, tacciono, perche spesso non sono consapevoli dell’inganno subito.

Ma allora la Regione, l’Autorità di Bacino, che sono le istituzioni deputate alla programmazione territoriale, come mai non intervengono? ribatte l’Uomo della strada;dopo un periodo virtuoso, tra il 1998-2001, la gestione del territorio ha di nuovo assunto le “vecchie abitudini“: assenza di programmazione, e quindi assenza di prevenzione, e gestione del territorio portata avanti con “dolosa arroganza“. Uso questo neologismo, caro Uomo della strada, per chiarire come la gestione di questi temi sia quasi sempre affidata a persone sbagliate e, spesso, nominate ad hoc dalla politica e poi posizionate nei posti più delicati degli organismi istituzionali, senza alcun merito tecnico-scientifico-amministrativo. Confuso, l’Uomo della strada, chiede: ma allora cosa fare?

Sono pessimista, è la risposta. La situazione è grave e sarebbe necessario partire dal sistema informativo, oggi tecnicamente molto attrezzato, ma anche  attraverso un’azione da fare nelle scuole a tutti i livelli. Da un lato, si dovrebbero finalmente mettere in primo piano i temi della corretta informazione, in modo da consentire ad ogni singolo individuo di “sapere, di conoscere” perché solo così, nel momento delle scelte, ogni individuo sarà capace di assumere decisioni e scelte consapevoli, e non “indotte”; dall’altro di focalizzare, nella babilonia politico-amministrativa, quali sono le corrette azioni di prevenzione da fare rispetto a quelle che invece producono, nel tempo, danni, morti e degrado (mi riferisco agli abusivismi, alle opere sbagliate, alla gestione del territorio portata avanti per interessi personali e di parte,  alle tante persone inadeguate e poco preparate che sono nominate ai vertici di strutture strategiche, ecc.).

Alberto Prestininzi*

* Prof. Ordinario di Geologia Applicata

Sapienza Università di Roma

alberto.prestininzi@uniroma1.it

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