Il piano di assetto idrogeologico

Il Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico (PAI) persegue le finalità del DL 180/’98 emanato per accelerare quanto già previsto dalla legge organica ed ordinaria sulla difesa del suolo n. 183/’89. Il Piano è finalizzato alla valutazione del rischio di frana ed alluvione (come più avanti specificato la Calabria ha aggiunto il rischio erosione costiera). Al di là delle diverse considerazioni sviluppate intorno al carattere emergenziale, quindi parziale del Decreto Sarno, il Piano Stralcio di Assesto Idrogeologico rappresenta per la Calabria una prima vera occasione per dotarsi di uno strumento unitario sulla difesa del suolo.
Possiamo affermare che esso segue temporalmente il Piano Regolatore di Massima del 1957 scaturito dalla Legge Speciale del 1955 e che in qualche modo aveva superato la storica condizione che, a partire dallo Stato Unitario, ha prodotto relazioni, inchieste, commissioni speciali, sicuramente prive di una visione strutturale ed organica del territorio calabrese.ii Il Piano del 1957 sancito dalla legge per i “Provvedimenti straordinari per la Calabria”, e rapportato ad interventi previsti per un periodo di 12 anni, ha rappresentato fino ad oggi l’unico momento programmatorio vasto sulla Regione. Da qui, quindi, la necessità attuale di redigere uno strumento, che sebbene privo dei connotati di organicità del piano di bacino previsto dalla L.183/’89, riavvia in maniera efficace la cultura della pianificazione regionale ed innesca l’affermazione di ‘regole’ nella gestione del territorio.

I presupposti principali quindi del Piano troviamo:

ridare unitarietà all’azione pianificatoria e programmatoria del territorio;

–  creare un sistema di conoscenze territoriale su basi scientifiche;

–  restituire un ruolo attivo alla Regione attraverso organi quali l’Autorità di Bacino;

acquisire una coscienza sulla necessità di un territorio più sicuro, base dello sviluppo economico e sociale della Regione;

–  valorizzare le risorse ambientali e paesaggistiche;

–  promuovere la cultura della previsione, quindi della prevenzione.
Da questo punto di vista possiamo affermare che il Piano costituisce un momento di osservazione nuovo della Calabria, basato su conoscenze tecnico-scientifiche, superando luoghi comuni storicamente determinati secondo cui la condizione del territorio della regione è un limite o tutto al più un momento d’indagine antropologico-culturale.
La Calabria è una realtà caratterizzata da un ‘territorio montuoso’ iv rappresentato da un 44% montagna, 49% collina, 7% pianura, da un reticolo idrografico costituito da 1002 corsi d’acqua con superficie > di 0.5 Kmq, da 409 centri urbani e da 739 Km di costa, suddivisi in 13 aree – programma v identificate da condizioni morfologiche ed idrografiche differenti; condizioni non assunte come limite, ma come una vera risorsa capace d’imprimere al territorio identità ambientale e paesaggistica.

Da alcune indagini di piano, come la sovrapposizione della cartografia IGM del 1955 con quella attuale, si evidenzia con chiarezza che i territori già vulnerati, oggetto di alluvioni e di tragedie negli anni ’50, sono stati urbanizzati e modificati, spesso anche con la complicità dell’urbanistica pianificata. Soprattutto a partire dagli anni ’70 si è assistito ad un progressivo degrado del suolo in Calabria sotto tutti gli aspetti: il dissesto idrogeologico, l’erosione costiera sono gli ambiti più evidenti.
. I Piani Regolatori generali dei comuni si sono spesso rivelati insufficienti da un lato a salvaguardare le zone a rischio e dall’altro a considerare come risorse ambientali le fasce fluviali o le zone costiere.
Le diverse competenze che insistono sul territorio hanno agito non solo senza un’organica legge regionale sulla difesa del suolo ma soprattutto in assenza di un sistema di regole, normative o misure di salvaguardia locali. Per tali presupposti   il PAI rappresenta un’occasione per la Calabria; esso, oltre a rispondere ai requisiti dettati dal Decreto Sarno (DL 180/’98), si pone come base strutturale e organizzativa per una politica sulla difesa del suolo.

Il primo aspetto affrontato è stato dunque la costruzione una banca dati sulla difesa del suolo, presupposto necessario a qualunque tipo di previsione e di pianificazione; all’inizio dell’opera si è partiti da una carenza oggettiva sul piano della dotazione cartografica regionale sia storica che attuale.

A ciò si è sopperito attraverso la ricognizione della cartografia in dotazione agli Enti Locali e, soprattutto, attraverso l’ausilio del Consorzio Telcal, a partire dalla fornitura delle ortoimmagini a colori di tutto il territorio regionale – volo 1998 xii, dalla rasterizzazione della “Carta geologica” e della carta IGM in scala 1:25.000, all’archivio delle fonti storiche, ISTAT etc.

La creazione di una banca dati, da far confluire nel sistema informativo territoriale sulla difesa del suolo, si è incentrata su due momenti specifici:

–  informazioni indirette: archivi nazionali, locali, bibliografie storiche, programmazioni Enti regionali, provinciali e locali, ricognizioni fotografiche storiche;
–  informazioni dirette: censimento dati c/o gli Enti Locali, fotointerpretazione, sopralluoghi, rilevamenti diretti.
L’attività conoscitiva è stata supportata dal progetto di ‘Vigilanza idraulica’ avviato dall’Assessorato Regionale ai LLPP e impostato scientificamente dall’Università della Calabria. I corsi d’acqua della Calabria sono stati perlustrati da 180 operatori divisi in 71 squadre coordinate da 5 ingegneri. I risultati ottenuti rappresentano uno spaccato sul degrado delle aste fluviali calabresi; essi sono racchiusi in 50.000 schede che costituiscono un database dal quale si rilevano sezioni critiche, censimento e monitoraggio delle opere idrauliche, stato dei corsi d’acqua, etc.
Sulla base della banca dati generale, il Piano si sviluppa su tre problematiche principali: rischio frane, rischio alluvione ed erosione costiera.

OTTAVIO AMARO

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