La manutenzione rilancia il settore delle costruzioni

(di Paolo Cannavò)  Mentre tutti i media italiani prendevano una posizione comune a favore di una maggiore cura delle costruzioni sulla base dell’onda emotiva che ha seguito il crollo di Lungotevere Flaminio a Roma, uscivano nelle librerie le “LINEE GUIDA PER LA MANUTENZIONE DEGLI EDIFICI” per i tipi della DEI. E’ una forte testimonianza del nuovo impegno del CNIM, Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione, che tra i suoi soci include oltre il MIUR e l’Università di Roma LA SAPIENZA, importanti organizzazioni quali il Gruppo Ferrovie dello Stato, Eni, Vitrociset, Inarcassa, Nuovo Pignone-General Electric, Consiglio Nazionale dei Geometri e dei Geometri laureati, FINCO.

Contenuti specifici e numerose proposte realistiche sollecitano la responsabilità sociale e culturale degli attori dei processi manutentivi, comprese quelle realtà restate finora in secondo piano, verso uno sforzo congiunto che elevi la cultura della manutenzione nell’Architettura e nell’Ingegneria civile a livello di quella dell’Ingegneria Industriale.

Ad esempio, l’ “Archivio tecnico del Fabbricato” – una evoluzione organica e strutturata del Fascicolo del Fabbricato – ma ancora di più il “Libretto di uso e manutenzione di un edificio” sono gli strumenti che offrono lo spunto per invitare tra gli altri le Pubbliche Amministrazioni, le grandi proprietà immobiliari, le organizzazioni sindacali, la stessa INAIL a una riflessione e un impegno comuni per rendere operativa a livello nazionale la “Manutenzione programmata” e un Controllo di qualità sugli Edifici costruiti.

L’impegno del CNIM non è “di maniera” poiché, come sottolinea il suo Presidente Aurelio MISITI nella Prefazione: “ Oggi sembra emergere in Italia una convergenza tra le posizioni attinenti: la percezione della responsabilità verso la vita umana, l’ambiente e le condizioni di sicurezza; il rispetto del creato e il principio della destinazione universale dei beni; l’attenzione per la sicurezza del sistema Paese e del suo Territorio da parte del Governo”.

In effetti recenti notizie di stampa indicano, ad esempio, che secondo l’ANCE dagli inizi della “crisi” il settore delle costruzioni avrebbe perso 502.000 posti di lavoro-  poco più del 25%  – senza contare i circa 300.000 posti di  lavoro persi nell’indotto; inoltre 80.000 imprese sarebbero uscite dal mercato a fronte di una riduzione degli investimenti specifici pari a circa il 30%.

Tutto questo rende chiaro che solo una scelta responsabile e un’oculata attivazione di investimenti verso la cultura e gli strumenti della Manutenzione per gli edifici, il Territorio e l’Ambiente, possono contribuire – soprattutto se integrati con una strategia di risparmio e guadagno energetici – sia a una ripresa del mercato dell’Edilizia sia a dargli quella stabilità che determina qualità della produzione, innovazione, sicurezza, occupazione reale e crescita professionale.

Il patrocinio delle “Linee guida” da parte FECC Federazione Europea dei Manager delle Costruzioni – un’organizzazione della CEC Conféderation Européenne des Cadres – conferma l’utilità delle riflessioni e delle proposte del CNIM.

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