Intervista al Presidente del CNIM, Professor Aurelio Misiti

on.-aurelio-misitiD. Signor Presidente come nasce la GIORNATA DELLA MANUTENZIONE PER LA SICUREZZA? 

R. Dedicare una giornata alla sicurezza delle persone e all’attività che possono elevare il grado di tale sicurezza come la manutenzione, è divenuta una necessità inderogabile a causa dei numerosi fenomeni  negativi , spesso provocati dall’uomo, che portano nel nostro paese morti e feriti in gran numero.

D. Perchè, secondo Lei, nonostante gli sforzi del CNIM e i suoi in prima persona, la manutenzione stenta a decollare in Italia?

R. In Italia la scarsa cultura della manutenzione ha un costo sociale elevatissimo. Ne sono vittime i cittadini pendolari che si recano al lavoro utilizzando mezzi inadeguati e spesso fatiscenti.Dobbiamo purtroppo constatare che pochi si occupano di queste problematiche e quei pochi non vengono adeguatamente ascoltati. Il CNIM è l’unica Associazione senza fini di lucro che da un venticinquennio si batte per la diffusione della cultura manutenzione nei settori civile e dei servizi. La nascita del CNIM, 4 maggio 1990, è derivata dalla semplice constatazione da parte di studiosi ed esperti di grandi imprese industriali di allora, come ENI, IRI, FIAT, FERROVIE, ASSOCALOR e tante altre nonchè organismi come CNEL, UNI e CEI, che in Italia non vi fosse la consapevolezza dell’importanza culturale della manutenzione.

Le Università e le scuole superiori non insegnavano la materia e la ricerca nel settore languiva. Il CNIM, che ho avuto l’onore di presiedere anche nel decennio 1990-2000, è stato uno strumento fondamentale per avviare una presa di coscienza almeno nella elite della cultura e delle grandi aziende e nelle Istituzioni.

Nel 1994 infatti il Ministro dei Lavori Pubblici Francesco Merloni accolse la proposta del CNIM di inserire nei progetti di opere pubbliche il “piano di manutenzione”.

Nelle Università,in questi ultimi 25 anni, spesso su nostra iniziativa, sono state istituite cattedre sulla manutenzione e sono fiorite iniziative come master post laurea, soprattutto nelle facoltà di ingegneria dei grandi Atenei. Tuttavia questi successi non hanno fatto breccia nella PA e tanto meno nell’opinione pubblica in generale. Lo stesso piano della manutenzione, previsto dalla legge Merloni sui LLPP, pur inserendo sempre nei progetti di opere pubbliche, spesso non è stato finanziato. Mentre nell’industria si è fatta molta strada, nei settori civile e dei servizi, prevale la manutenzione a guasto.

D. Quanto è importante, secondo lei, rendere edotti gli italiani dell’enorme risparmio economico che potrebbe derivare da una politica per la manutenzione degli edifici?

R. Per gli edifici pubblici basta attuare pienamente la legge sugli appalti, per quelli privati la questione da affrontare è più complessa. Molti pensano, erroneamente, che programmare la manutenzione costituisca un ulteriore balzello sulla casa. Essi non si rendono conto dei vantaggi notevoli che si avrebbero se venisse seguita a puntino la manutenzione programmata degli edifici. Se gli edifici vengono lasciati in abbandono possono divenire rischiosi anche per la vita di chi vi abita.

Il libro “LINEE GUIDA PER LA MANUTENZIONE DEGLI EDIFICI” che il CNIM e la DEI hanno predisposto, in questi giorni illustrato alla Camera dei deputati e in aprile, insieme all’ordine degli ingegneri, al CNR, presenta tutte le caratteristiche per superare l’empasse su questo argomento. Va fatto un accordo tra le società di assicurazione, la proprietà edilizia, gli inquilini, gli amministratori di condominio per arrivare ad un risultato che ci possa avvicinare ai paesi come la Svizzera, la Germania e tanti altri. Chi possiede o abita un edificio deve essere al corrente di tutto quello che riguarda l’abitazione: il progettista, la ditta costruttrice i permessi acquisiti, gli schemi elettrici, idrici, informatici, che devono essere riportati in un archivio tecnico del fabbricato. Deve esserci inoltre un libretto di uso e manutenzione delle singole parti.

Sappiamo che nell’edificio si corrono rischi equivalenti a quelli che si corrono in un’autovettura, Pertanto e’ d’obbligo pensare all’ assicurazione obbligatoria anche per gli edifici. Il finanziamento della manutenzione programmata potrebbe provenire dal premio assicurativo relativo al rischio crollo, strettamente legata alla mancata manutenzione. Gli effetti sarebbero molto positivi per proprietari, inquilini, assicurazioni, amministratori di condominio e anche per l’economia e l’occupazione nel Paese.

D. Quali potrebbero essere gli strumenti finanziari per una migliore manutenzione delle strade? 

R. La manutenzione delle strade è un grande problema nazionale, ma in alcune città come la capitale è diventata urgentissima. Presentarsi al mondo con strade perfettamente mantenute comporterebbe un incremento notevole delle presenze turistiche nelle nostre belle città. Si tratta di investimenti produttivi che porterebbero grandi benefici all’economia locale. Anche la finanza di progetto potrebbe svilupparsi in luoghi caratteristici dei della nostra penisola.

D. Quale manutenzione bisognerebbe effettuare per mettere in sicurezza il territorio? 

R. La domanda richiede una risposta molto impegnativa e complessa. Mi limito a dire che la manutenzione del territorio passa innanzitutto per la difesa idrogeologica che consiste in una manutenzione diretta indiretta del sistema orografico (difesa dalle frane) di quello idraulico, rispettando e manutenendo costantemente i letti dei fiumi per evitare inondazioni e alluvioni provocati dalla dissennata politica territoriale di alcuni Enti. Ma per l’Italia soprattutto la manutenzione anti-sismica, visti i rischi sismici che corrono tutti i nostri territori. In definitiva non va offesa la natura, ma rispettata   il più possibile.

D. Quale strategia, secondo Lei, per ribadire che con la manutenzione si possono creare decine di migliaia di posti di lavoro?

R. Si possono fare alcuni esempi significativi: ai ponti delle strade statali e delle ferrovie con più di 60 anni di servizio va assicurata la manutenzione ordinaria e straordinaria  , che    porterebbe ad almeno 100 posti di lavoro diretti e indiretti per ogni cantiere. Circa 80.000 ponti sono in queste condizioni. ANAS e RFI potrebbero costituire gli strumenti di riferimento, superando così ogni lungaggine burocratica. Esse sono in grado di aprire i cantieri in appena tre mesi dall’incarico del Governo. Si può fare il conto dei nuovi posti di lavoro e del beneficio sull’economia di tutte le regioni italiane.

D. Che cosa direbbe oggi ad un giovane progettista per fargli comprendere l’importanza della manutenzione?

R. Il mio suggerimento è di seguire corsi di aggiornamento e formazione sulla manutenzione, master specifici e fare esperienza pratica con stage nelle aziende specializzate. Il successo come progettista così sarebbe assicurato.

D. Quanto è importante la manutenzione dei beni culturali?

R. I beni culturali costituiscono il più grande capitale che possiede l’Italia, quindi va tutelato in modo assoluto. Il recupero e la manutenzione in alcuni settori di tali beni è indispensabile. Essa va sostenuta dalle più moderne tecnologie per evitare danni alle opere d’arte. Vanno proseguiti gli studi per trattare le fontane artistiche, vedi il Tritone e la Barcaccia del Bernini, la fontana di Trevi e tante altre di tutte le città italiane, sottoposte a stress dovute alla cattiva qualità dell’acqua e dell’aria. Così pure la città emersa di Pompei o quella che emergerà di Ostia Antica. Insomma va  sostenuto   il lavoro  eccellente dell’Istituto Centrale del Restauro affinché ogni Bene trovi la sua terapia per mantenersi sano nei millenni a venire.

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