Prof. Aurelio Misiti: “Il Ponte sullo Stretto è parte integrante del corridoio europeo Berlino-Malta: va quindi inserito nel sistema Alta Velocità”

Aurelio Misiti

In una recente intervista apparsa su Ingenio, il prof. Aurelio Misiti, Presidente del CNIM, ha affrontato il tema della sicurezza strutturale degli edifici storici vincolati siti in zone sismiche, della semplificazione normativa, del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, della transizione digitale nella PA e del Ponte sullo Stretto.

Il Prof. Aurelio Misiti ha dichiarato di trovare interessante l’idea di Bebbe Grillo di formare un nuovo organo di consulenza dello Stato, composto da 5 a 9 esperti, tra rappresentati dei Lavori Pubblici, dell’Ambiente e di altri Enti Statali, un vero e proprio Consiglio Superiore unitario per dare risposte rapide ed equilibrate alle richieste di consulenza dell’Esecutivo. “Io ritengo che non sia tanto importante il numero dei componenti – afferma il Presidente del CNIM – quanto il tempo massimo impiegato per avere il parere, che non deve mai superare i 30-45 giorni. Così si vuol fare e si fa in Francia, dove però c’è un Pubblica Amministrazione molto efficiente.”

“Sulla sicurezza strutturale degli edifici storici vincolati, siti in zone sismiche, vi sono contraddizioni tra normative che spesso possono impedire la loro salvaguardia – ricorda il Prof. Misiti – È necessaria l’unificazione di tali norme e demandare a un unico soggetto valutatore e decisore, capace di assicurare lunga vita al patrimonio più importante dello Stato. Un Consiglio Superiore Tecnico/Normativo trasversale, unico e multidisciplinare, potrebbe portare ai massimi livelli la resistenza antisismica i tali edifici, tutelandoli il più a lungo possibile.”

Il parere del Presidente del CNIM sulla complessità normativa è molto chiaro: “Vanno aboliti i decreti attuativi delle leggi. Occorre però varare leggi senza alcun difetto e corredate dalle norme attuative. Un Consiglio Superiore dello Stato, composto da rappresentanti dei principali Ministeri e di altri Istituti come il Consiglio di Stato, Tar, Avvocatura, potrebbe semplificare profondamente l’apparato normativo italiano.”

Chiamato a esprimere il suo parere sul Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il Prof. Aurelio Misiti ha dichiarato che: “nonostante le carenze di personale e di fondi disponibili registrate negli ultimi anni, ha fatto fronte a numerosi impegni a cui è stato chiamato, grazie alla dedizione di molti funzionari pubblici e docenti universitari di ingegneria e di architettura. Pertanto il mio giudizio non può che essere complessivamente positivo, sia sui vertici (Presidente Generale e Presidenti di sezione) che sui membri e invitati.”

“Non c’è dubbio che i compiti affidati a un organismo così importante richiedono strutture di supporto tecniche , scientifiche, amministrative e legali, che consentano all’organismo di operare in tempi brevi e nella massima consapevolezza che le scelte fatte sono le più sicure da ogni punto di vista – ha continuato il Presidente del CNIM – Il Presidente Generale non può dipendere dall’Esecutivo. Cosi è stato per 150 anni. Oggi, grazie a una legge di pseudo riforma, cadendo il Governo decade anche il Presidente Generale. Il che significa che può non esserci indipendenza di giudizio del Consiglio.”

Interrogato su quale possa essere una soluzione continua ed efficace per permettere la transizione digitale nella PA, il Prof. Misiti ha risposto che: “La trasformazione che introdurrà nella Pubblica Amministrazione a ogni livello la digitalizzazione impone la formazione e l‘aggiornamento del personale a ogni livello dello Stato, delle Regioni, dei Comuni e di tutti gli Enti pubblici. La formazione e l’aggiornamento dovranno essere continui e di alto livello qualitativo. Va perseguita pertanto la collaborazione più stretta tra le Università e l’apparato pubblico nel suo complesso. L’ Università non più torre d‘avorio ma struttura capace, oltre al lavoro scientifico di base, di svolgere attività applicativa delle scienze, che farà fare salti di qualità alla vita degli europei.”

Infine il Presidente del CNIM, interrogato in merito al Ponte sullo Stretto, ha avuto modo di esporre la sua posizione: “la crisi sanitaria e le disuguaglianze territoriali tra Nord e Sud del nostro Paese hanno indotto l’Europa a stanziare a favore dell’Italia oltre 200 miliardi di euro, tra prestiti e assegnazioni a fondo perduto. I fondi vanno utilizzati per rendere più competitivo il territorio, per ridurre i divari territoriali di PIL, reddito e benessere, per formazione e ricerca, per il completamento dei corridoi TEN-T con l’Alta Velocità ferroviaria e autostradale, compresa la costruzione del Ponte sullo Stretto. Ci potrà essere così una crescita economica che ridurrà il debito pubblico e ammodernerà il Paese con infrastrutture adeguate al terzo millennio.”

“Per il termine infrastrutture intendo: ogni organica connessione di elementi all’interno del sistema dotata di configurazione riconoscibile. – ha continuato il Presidente del CNIM – Una cifra elevata Investita al Sud va eseguita con un progetto di sistema comprendente le infrastrutture della logistica e dei servizi, infrastrutture delle innovazioni, della cultura del benessere e degli stili di vita.

I primi tre sottoprogetti sono:

  • le autostrade del mare al servizio della portualità e delle ZES- Zone Economiche Speciali;
  • l’Alta Velocità ferroviaria e autostradale Salerno-Catania, compreso il Ponte sullo Stretto opportunamente aggiornato;
  • modelli e stili di vita nova.

La transizione ecologica richiede un cambiamento radicale della produzione di energia elettrica, si passerà dalle centrali a combustibili fossili alle celle a combustibile di idrogeno verde. Le Ferrovie dello Stato sono in grado, nel giro di due anni, di realizzare un sottoprogetto per intere regioni da inserire nel progetto di sistema. La prima regione potrebbe essere la Sardegna che attualmente ha tutti i treni a trazione diesel.

Il Ponte sullo Stretto di Messina fa parte integrante del corridoio europeo Berlino-Malta e pertanto va inserito nel sistema Alta Velocità. È quindi un’opera indispensabile per il Sud, per l’Italia e per l’Europa. Questa, a mio avviso, la riduzione dei costi dovuta ai progressi tecnico-scientifici che va introdotta nell’aggiornamento del progetto: dai 5 miliardi di euro circa del progetto con campata di 3300 metri si scende a un miliardo e trecento milioni di euro, prevedendo in mare i due pilastri a distanza massima di 2000 metri. In merito alle temute infiltrazioni mafiose ritengo che esse vadano contrastate in tutti i cantieri dell’Alta Velocità e delle altre opere in esecuzione. A tal fine vanno previsti investimenti suppletivi atti a sconfiggere definitivamente la malavita organizzata.”

Intervista completa a cura di Andrea Dari disponibile su Ingenio.

 

 

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